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Spaced learning: come il cervello impara meglio se lo facciamo respirare

Spaced learning

Una lezione che si interrompe per dieci minuti di attività motoria sembra una pausa, una distrazione, una perdita di tempo. Le scienze cognitive ci dicono il contrario: è proprio in quei dieci minuti che il cervello fa il lavoro più importante.

Lo Spaced learning (apprendimento spaziato) è la metodologia didattica al cuore del progetto AMIÉ, cofinanziato dall'Unione europea nell'ambito del programma Interreg NEXT Italia-Tunisia. È un metodo che alterna brevi periodi di lezione a pause con attività motoria, e che ha alle spalle decenni di ricerca scientifica.

Da dove viene la metodologia

L'idea che le pause aiutino l'apprendimento non è nuova. Già alla fine dell'Ottocento il ricercatore tedesco Hermann Ebbinghaus aveva descritto la cosiddetta "curva dell'oblio": il fenomeno per cui le informazioni appena apprese sbiadiscono rapidamente, ma il ritmo della perdita rallenta se si torna sul materiale a intervalli regolari.

Più recentemente, autori come Paul Kelley e Terry Watson hanno sviluppato il protocollo dello Spaced learning come una pratica didattica strutturata: tre cicli di lezione intervallati da pause di attività non legate al contenuto della lezione stessa. In Italia, il pedagogista Filippo Gomez Paloma ha integrato questa idea con la prospettiva dell'embodied cognition, sottolineando il ruolo del corpo e del movimento nell'apprendimento.

Cosa fa il cervello durante una pausa

Il cervello non smette di lavorare quando l'attenzione esplicita si sposta. Anzi: durante le pause — specialmente se accompagnate da attività motoria — il sistema nervoso continua a processare ciò che è appena entrato. Le scienze cognitive parlano di "consolidamento della memoria": il passaggio progressivo da un'informazione fresca e fragile a un ricordo più stabile, integrato con altre conoscenze già presenti.

Il movimento sembra facilitare questo processo. Quando il corpo si attiva, il cervello riceve segnali che aiutano il consolidamento: aumenta il flusso sanguigno, vengono rilasciate molecole che favoriscono la plasticità neurale, l'attenzione si rinfresca. Per questo le pause con attività motoria funzionano meglio delle pause statiche.

Come si applica in classe

Una lezione AMIÉ tipica si articola in tre fasi. Una prima fase di spiegazione, della durata di circa venti minuti, in cui l'insegnante introduce un concetto, una procedura, un argomento. Una seconda fase di pausa attiva, di circa dieci minuti, in cui si esce dalla postura della lezione: camminata, esercizi a corpo libero, gioco coordinato, danza guidata. Una terza fase di ripresa, di circa venti minuti, in cui si torna sul contenuto attraverso applicazioni, domande, esercizi.

Il ruolo dell'insegnante non scompare nella pausa: osserva, guida, propone. Nella ripresa rilancia il contenuto attraverso domande aperte e attività che chiamano gli studenti a partecipare.

AMIÉ e la sperimentazione nelle scuole

Il progetto AMIÉ porta lo Spaced learning nelle classi italiane e tunisine per verificarne i risultati in contesti reali. Cento insegnanti — cinquanta in Italia e cinquanta in Tunisia — hanno completato un percorso di formazione condiviso e stanno applicando la metodologia con i loro studenti.

Il Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche, dell'Esercizio Fisico e della Formazione (SPPEFF) dell'Università di Palermo, capofila del progetto, segue da vicino la fase di osservazione e raccoglie dati che alimenteranno le raccomandazioni pedagogiche di chiusura del progetto, previste per novembre 2026.

Per seguire le novità del progetto nei prossimi mesi, seguite AMIÉ su Instagram @amie.interreg, Facebook amie.interreg et LinkedIn amie-interreg.

 

AMIÉ
AMIÉ è un progetto di cooperazione transfrontaliera tra Italia e Tunisia che mira a innovare i modelli educativi rendendoli più inclusivi, efficaci e orientati al futuro. Attraverso l’introduzione di metodologie didattiche innovative – come l’apprendimento in movimento e distribuito nel t...
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